Hozro: materiali sulle arti visive a Genova





ITALO DI CRISTINA

Il problema che l'opera di Italo Di Cristina pone non è quello (o, almeno, non precipuamente quello) dell'"arte bella" nè quello di un'arte rigorosamente pura; consiste, piuttosto, nella ricerca d'una forma capace di inglobare tutte le possibili suggestioni, in grado di trarre partito da modalità espressive comunemente reputate incompatibili.
Così mentre lo ravvisiamo impegnato ad affrontare il tema della lacerazione della superficie pittorica e, insieme, a risolvere il quadro attraverso una costruzione imperniata sulla diagonale ascendente da sinistra verso destra, ci imbattiamo altresì in una ricerca di materiali (il bitume), in una sperimentazione di tecniche, in un affioramento figurale enunciato e dissimulato insieme nell'appiattimento della silhouette e, non di rado, nell'inclusione di elementi oggettuali.
Non si tratta, è chiaro, di una connaturata incapacità di concentrazione: al contrario ciò che in quest'accumulo di fattori si evidenzia è una aspirazione ad assumere e praticare ogni discorso, ad un lasciarsi coinvolgere totalmente nelle possibilità del reale, senza tralasciarne alcuna.
Che da tutto ciò si produca un rischio di frantumazione del quadro è plausibile. Senza una tale spericolatezza, peraltro, non vi sarebbe che la rigida abitudinarietà di chi si attiene alla regola, di chi esplora il già noto. L'obiettivo che viene qui posto è invece quello dell'ampliamento dell'esperienza, di sperimentare in se' stessi un'"assimilazione vittoriosa" della multiformità senza forzature sintetiche, cogliendo "negli erranti raggi dello sguardo attenzionale" (Husserl) la somma delle forme date e da scoprire.

s.r. (1988)





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